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domenica, Maggio 26, 2024

1921: Firenze e la nascita della FGCI

A salutarla tra i primi fu “L’Azione Comunista” di Spartaco Lavagnini

di Andrea Mazzoni

È il 29 gennaio 1921, un sabato. Da poco più di una settimana al XVII Congresso del Partito socialista, svoltosi a Livorno, i delegati della frazione comunista hanno abbandonato, cantando l’Internazionale, il Teatro Goldoni – sede congressuale – per recarsi al Teatro San Marco e lì fondare il Partito Comunista d’Italia. Da due giorni a Firenze – l’unica grande città assieme a Torino che ha visto prevalere la mozione comunista su quelle “unitaria” di Serrati e “riformista” di Turati – si sta svolgendo l’VIII congresso della FGSI guidata dal sassarese Luigi Polano, che al congresso di Livorno aveva fatto parte della componente scissionista. Già all’inizio dei lavori Polano fa mettere ai voti un documento approvato dal Comitato centrale della FGSI che recita «Il C.C. delibera che nel convegno sarà data la parola solo ai rappresentanti dei partiti appartenenti alla Internazionale Comunista».

A ospitare i 200 delegati da tutta Italia, in rappresentanza di 53.000 iscritti, è la SMS Andrea del Sarto di Via Manara (un chilometro in linea d’aria dal Tuscany Hall, sede della convention di Allonsanfàn). L’«Andrea del Sarto» era, con la SMS di Rifredi, l’Unione operaia del Pignone e l’Arena Cavallotti, uno dei luoghi associativi più importanti del movimento proletario fiorentino e contava qualche migliaio di soci residenti nella zona di San Salvi-Madonnone, prevalentemente abitata da operai e artigiani.

Attraverso il versamento settimanale di quote vi si realizzavano concreti interventi di solidarietà di classe. Lì trovavano ospitalità incontri politici delle forze socialiste e anarchiche, nonché conferenze dell’Università popolare, iniziative a sostegno delle vittime della repressione politica e delle loro famiglie, oltre a raccolte di fondi pro Russia sovietica. Era pure attiva una biblioteca. Non mancavano occasioni ricreative, avendovi sede una banda musicale ed una corale. Periodicamente vi si rappresentavano opere liriche ed operette e per rimpinguare le casse sociali si allestiva annualmente una fiera a premi.

Nel 1919, al tempo dei moti contro il caroviveri – in Toscana chiamati «Bocci-bocci», cioè “bolscevismo” e “fare cocci” – l’«Andrea del Sarto», con la Camera del Lavoro e altre società proletarie, era divenuta deposito di viveri e altri beni di prima necessità, requisiti da un Comitato popolare o consegnati direttamente dagli esercenti per evitare saccheggi. I beni venivano distribuiti a prezzi calmierati alla popolazione e i soci di guardia alla sede dovettero respingere anche un assalto armato fascista.

Animatore principale della SMS «Andrea Del Sarto» e suo presidente dal 1913 al 1922 fu Gaetano Pilati, uno dei massimi esponenti del socialismo fiorentino. Assai noto in città anche per il suo impegno per le case popolari tramite la Società Emancipatrice Inquilini e la Società Brevetti Edilizi Pilati, nel gennaio 1919 aveva costituito proprio all’«Andrea del Sarto» la Lega proletaria fra reduci e mutilati di guerra (risposta socialista al combattentismo borghese e nazionalista). Pilati, deputato dal 1919 al 1921, dopo il congresso di Livorno restò nel PSI e morì nella fiorentina notte di San Bartolomeo del 3 ottobre 1925 – raccontata anche da Vasco Pratolini in “Cronache di poveri amanti” – quando raid squadristici terrorizzarono la città, uccidendo vari esponenti antifascisti. La Firenze che fece da culla alla nascita della FGCI aveva peraltro visto uscire, proprio in quel 29 gennaio in cui nacque la FGCI, il primo numero de «L’Azione comunista», settimanale della federazione provinciale del PCd’I fondato da Spartaco Lavagnini. Segretario del Sindacato Ferrovieri Italiani e leader dei comunisti fiorentini, egli era destinato di lì a un mese ad essere ucciso in via Taddea 2 (sede dello SFI e del giornale da lui diretto) ad opera di una spedizione punitiva di assassini fascisti decisa dai principali dirigenti del Fascio di piazza Ottaviani.

Lavagnini era peraltro uno dei dirigenti del movimento proletario fiorentino più attenti al rapporto con i giovani militanti e perciò da essi particolarmente benvoluto. Perché in verità nei confronti dei giovani – come più volte denunciato anche da Gramsci – c’era tradizionalmente un atteggiamento di trascuratezza e di sufficienza da parte dei maggiorenti del socialismo italiano. Sicché non stupisce che proprio sul giornale di Lavagnini i giovani comunisti fiorentini rivendicassero la serietà di propositi dei “tanto calunniati «moccioni»”. E del resto la nascita del PCd’I fu in buona parte anche un fenomeno generazionale, essendo giovanissimi tanti di coloro che al partito dettero vita.

«L’Azione comunista» salutava dunque con calore la nascita della Fgci – con i pochi delegati serratiani costretti a “rifugiarsi a Fiesole” – certa che i giovani avrebbero dato linfa e speranza alle future battaglie politiche degli adulti. Il giornale «L’Avanguardia», organo ufficiale prima della FGSI e poi della FGCI, resocontò puntualmente sui lavori congressuali: dalla costituzione dell’Ufficio di presidenza (con Nardi di Firenze, Mario Montagnana di Torino, Vittorio Vidali di Trieste, Edoardo D’Onofrio di Roma e Amedeo Bordiga a rappresentare il partito) allo svolgersi del dibattito; dalla proposta per il Comitato Centrale (con il reggiano Barchi a protestare per l’assenza di esponenti della tendenza unitaria serratiana) fino all’espulsione dei serratiani e riformisti. Comitato centrale che risultò composto da Giuseppe Berti (napoletano e poi organizzatore politico a Palermo, che fu dopo un mese dal congresso eletto segretario), il già citato Luigi Polano, il piemontese Luigi Longo (che, poi emigrato in Francia, contribuì quale responsabile del Centro estero della Fgci alla svolta gramsciana del congresso di Lione del 1926), Beltramelli, Lambertini, il foggiano Romeo Mangano, il sardo Bruno Capitta, il milanese Aldo Gorelli ed il cuneese Gino De Marchi (questi ultimi entrambi emigrati in URSS e fucilati nelle purghe staliniane). Infine, Secondino Tranquilli, direttore de «L’Avanguardia» nonché futuro grande scrittore con lo pseudonimo di Ignazio Silone.

La mozione decisiva votata al congresso – cui aderì quasi il 90% dei delegati – recitava così: “L’Ottavo Congresso della Federazione Giovanile Socialista dinanzi ai risultati del XVII Congresso del Partito Socialista Italiano ed alla costituzione del Partito Comunista d’Italia, sezione dell’Internazionale Comunista, confermando la propria adesione all’Internazionale della gioventù Comunista, delibera di ritirare la propria adesione al Partito Socialista Italiano per aderire, in conformità agli statuti internazionali, al Partito Comunista d’Italia; dichiara di mutare il nome della propria organizzazione in quello di Federazione Giovanile Comunista Italiana”.

È da quelle giornate fiorentine all’ «Andrea del Sarto» che un po’ venivano, in fin dei conti, anche i «figgicciotti» degli anni ‘70 e ’80 (e proprio all’«Andrea Del Sarto» il 30 gennaio 1976 si tenne un incontro con il fondatore Luigi Polano e Massimo D’Alema). Giovani ovviamente assai diversi – per storia e contesti – da quegli “antenati” del 1921 e dalle successive generazioni che conobbero il fascismo, la Resistenza, la ricostruzione, la Repubblica democratica. Ma legati da un filo rosso di sconfitte e vittorie, di speranze e disillusioni, di errori e avanzamenti di cui, in qualche modo, ci si può sentire – ancora con qualche emozione – comunque eredi.

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